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Una casa per il Gohonzon
Riuscire a comprare la casa, si sa, è l’obbiettivo di molti, se non di tutti. Obiettivo tanto importante quanto difficile e per il quale c’è bisogno di pazienza, costanza e determinazione. Tutte qualità che il Gohonzon dovrebbe dare, e che quindi ho voluto mettere alla prova. Prima cosa da fare in questi casi è determinare l’obiettivo. Casa sì, ma dove, come, a che prezzo, a quali condizioni. Io vivo ad Atene da nemmeno due anni e conosco poche zone della città. Ho trovato la casa dove abitiamo ancora in affitto quasi per caso, in internet (anche qui, grande mano del Gohonzon), e la zona l’ho conosciuta abitandoci. Zona carina, centrale, molto servita. Ma non c’è il metrò. Quindi abbiamo deciso, io e mia moglie, di scegliere una zona servita dal metrò. Centrale, perché non ci piace stare troppo lontani dal centro. Secondo piano, perché mia moglie ama la luce, da buona mediorientale. Prezzo abbordabile, per una famiglia monoreddito come finora siamo noi, e perdipiù con un reddito non certo principesco. Avevamo anche individuato il qu
Quando lo dicevo in giro, tutti mi guardavano come un alieno: in quella zona, un app
Poi daimoku, ogni mattina con l’idea di trovare casa, e naturalmente azione. Da settembre a oggi avrò visto decine e decine di case, ad un ritmo di due-tre la settimana. Alcune erano buone, ma care; altre volte il prezzo era quello giusto, ma la casa era troppo malmessa o al piano terra. In generale sembrava che avessero ragione coloro che mi davano del pazzo. A quel prezzo, un secondo piano ben messo non era verosimile.
Ci sono stati momenti di sconforto, ovvio, ma la fiducia nel Gohonzon non è mai venuta meno. Ho avuto in precedenza tante e tali prove concrete della sua efficacia, che non avevo dubbi che anche questa volta sarebbe stato così. Bastava avere pazienza, perseverare e non darsi per vinti.
Un giorno vedo l’ennesimo annuncio di app
Il giorno dopo il padrone mi chiama per dirmi che la coppia ha rinunciato all’acquisto.
Mia moglie vede l’app
Ancora una volta tutti mi danno del pazzo, quando mi vedono cercare in lungo e in largo una banca che mi dia un minimo di credito e una cifra tale da coprire almeno gran p
Invece no. La direttrice della banca anzi si dimostra oltremodo disponibile ad aiutarmi, ma alla fine viene sempre fuori questa cosa del garante. Senza un garante la banca non dà la cifra richiesta ma solo una p
Io e mia moglie cerchiamo ogni via alternativa, ma purtroppo le nostre famiglie possono aiutarci fino ad un certo punto. La casa sembra smaterializzarsi tra le nostre mani. Non ci vogliamo credere, ma sembra proprio che il nostro “folle volo” sia destinato a toccare terra senza risultato.
Una mattina, dopo qualche giorno che non lo facevo, mi metto davanti al Gohonzon: so che probabilmente, come è spesso capitato in questi frangenti, mi rifletterà i dubbi che ho dentro, almeno all’inizio. Ho sempre recitato p
Io avrò quella casa. Così, semplicemente.
Mi rimetto in azione e faccio venire il tecnico per la perizia, che scopro si baserà sul prezzo commerciale. Dopo tre giorni interminabili, arriva il responso: la casa vale di più del prezzo stabilito e la banca è disponibile a darmi l’80% della cifra, ma la direttrice mi dice che farà il possibile per farmi avere il 90%. Ma già l’80% è un miracolo, e significa che la casa sarà nostra. Recito ancora per la casa, per gratitudine verso il Gohonzon e per la ciliegina sulla torta, quel 90% che ci darebbe la definitiva tranquillità per quanto riguarda le modalità di pagare l’immobile.
Lunedì la direttrice mi chiama e mi comunica che la sede centrale ha accolto la sua richiesta. Avremo quasi il prezzo intero della casa. Contro ogni previsione, contro ogni parere, contro ogni “ragionevole” opinione o consiglio altrui.
Da questa ennesima, ma importantissima esperienza, ho ulteriormente imparato che davvero niente è impossibile se davvero vogliamo qualcosa, se ci crediamo e facciamo di tutto per ottenerlo. Con pazienza, costanza e perseveranza. E soprattutto, per uno influenzabile dall’esterno come sempre sono stato io, è stata un’ennesima lezione sul fatto di non lasciarmi troppo condizionare dalle contingenze avverse, dai consigli “saggi” di chi vede solo ciò che è possibile vedere dal suo punto di vista, senza andare oltre.
Ecco, andare oltre. Questo è il Gohonzon, e il buddismo in generale. Un modo per superare le proprie paure, i propri dubbi e i propri limiti. Scoprendo che erano solo limiti imposti ed edificati dalle nostre paure e dai nostri dubbi.
E, credetemi, la vista dall’altra p
S.O.S. compassione
Nel buddismo, non solo quello di Nichiren, si dice da sempre che la Compassione è una delle qualità fondamentali del Budda. In questo senso, credere che ognuno nel suo profondo sia un Budda è forse l'essenza della compassione buddista. Ecco, non so voi, ma io non sempre ci riesco, ad arrivare a questo tipo di compassione. Mi ci sforzo, giorno dopo giorno, gongyo dopo gongyo, ma proprio per alcune persone (e purtroppo non sono poche) non ci riesco proprio. Mi è sinceramente difficile pensare che Hitler potesse essere un Budda, o Stalin, o i tanti sanguinari dittatori che hanno martoriato questo pianeta nei secoli. Ma per arrivare anche alla più spicciola quotidianità, mi è difficile credere nella intrinseca buddità di un Calderoli o di Mastella, per dire. Forse ho bisogno di più daimoku, o di maggior studio, forse devo semplicemente essere più fiducioso e coraggioso. Con questo intendo il coraggio buddista di arrivare là dove sembra impossibile arrivare (cioè alla convinzione che anche Mastella può essere un Budda). L'ho sperimentato altre volte e in effetti ha sempre funzionato. Ma l'ho sperimentato su di me, sulla mia vita e le mie scelte. Rischiare sulla mia pelle, paradossalmente, mi sembra un atto di coraggio inferiore a quello di affidarmi agli altri. Soprattutto, direi, a certuni. Ma, come si sa, è troppo facile affidarsi alle persone di cui ti puoi fidare. ll passo ulteriore, una volta scoperta e valorizzata la buddità in se stessi, sta proprio nel cercarla negli altri, soprattutto in coloro in cui non scommetteremmo un centesimo. Eppure è proprio qui che sta il nocciolo del coraggio e della compassione buddista. Ebbene, ripeto, finora non ne sono stato molto capace. Non molto e non sempre. A volte avrei anche l'impulso, ma davvero certe persone mi fanno desistere anche dal proposito di tentare. E' colpa mia, certo, non loro. Loro da qualche parte la buddità ce l'hanno, sono io che non sono capace di individuarla.
Scrivo tutto ciò perché è una cosa che mi sta a cuore e che vorrei condividere anche con altri, con voi. Anche a voi è capitata la stessa cosa? Come l'avete risolta,? Come l'affrontate? Ogni commento mi sarà sicuramente utile.
Recentemente ho dovuto prendere una decisione di quelle che vengono considerate "capitali" nella vita di una persona: decidere del mio (e di quello di mia moglia e mia figlia) futuro, nella fattispecie scegliere se rimanere qui in Grecia a fare un lavoro che amo o cogliere l'occasione che mi viene dall'Italia di entrare nel pubblico, anche a costo di vivere i prossimi 25 e più anni di un lavoro che ho già sperimentato e ho sempre considerato un ripiego, pur se sicuro in termini di stabilità. Come altre volte, è proprio in situazioni come queste che trovo necessario, anzi fondamentale, ricorrere al Gohonzon, al quale infatti mi sono affidato. La sua (e quindi mia, in quanto tutto ciò che chiediamo al Gohonzon lo chiediamo a noi stessi o meglio alla nostra natura illuminata) risposta è stata tanto semplice quanto complessa: agisci con saggezza. Ora, una risposta simile è stata per me più o meno pari a quelli che erano per gli antichi i responsi degli oracoli, "sibillini" appunto, o quantomeno ambigui. Cosa si intende per saggezza? Valutare tutti i pro e i contro di una situazione? Sacrificare qualcosa di sé per il bene più generale? E quale sarebbe questo bene? Non soddisfatto, sono tornato al Gohonzon e ho riattivato il daimoku. Ne è scaturita un'altra risposta, anche questa volendo, poco chiarificante ma per me comunque illuminante (scusate il gioco di parole): la saggezza è anche il saper guardare le cose con l'occhio del Budda.
Cos'è l'occhio del Budda?
Bella domanda. Per come l'ho sempre interpretato io, è la capacità di non limitarsi alla realtà contingente ma vedere e vivere le cose sempre in modo tale da rendere possibile tutto. Uno degli aspetti della buddità dovrebbe essere proprio quello di non fermarsi alle cosiddette apparenze ma usare “l’occhio del Budda”, appunto, per andare oltre. Oltre le contingenze, dovute a fattori più o meno esterni, e soprattutto oltre la prospettiva attuale sulle cose. Tutto è temporaneo, impermanente e, soprattutto, dipende da noi. Da come lo viviamo, da come lo gestiamo. Quella che ad alcuni sembra una via d’uscita, per altri è un salto nel buio, così come un vicolo cieco per alcuni può essere per altri l’occasione per una sfida. Questo, in sintesi, è l’occhio del Budda. Ascoltarsi e verificare se siamo pronti a saltare, a sfidarci, a rischiare, e portare avanti questa sfida con coerenza. Se vivere, si sa, è scegliere, dopo anni di buddismo ho capito che non ci sono scelte giuste o sbagliate, ma solo scelte che sappiamo gestire e altre che invece in cui rimaniamo impigliati. E noi lì a dare colpa alle cause esterne, senza renderci conto che, molto spesso, non abbiamo fatto nulla per contrastarle. L’errore che infatti secondo me spesso si fa (e lo dico perché io stesso l’ho fatto) in queste circostanze è adagiarsi, per così dire sulla propria scelta: al bivio ci fermiamo, pensiamo ore, giorni, mesi, ci laceriamo nella decisione da prendere poi, una volta deciso, consideriamo questa nostra decisione come un punto d’arrivo, quando invece è proprio il contrario. E in questo modo vanichifiamo quello che di buono pensavamo potesse giungere dalla nostra decisione.
Importante infatti è anche tenere a mente (ecco un’altra caratteristica dell’occhio del Budda, ché quello umano è molto più distratto e tende spesso al rilassamento): non ci sono punti d’arrivo, ma solo continue ripartenze. Una frase che un tempo mi era piaciuta molto diceva che nella vita si rinasce tante volte, ogni decisione che si prende. Ora, con il buddismo ho capito il senso di questa frase, e ho deciso di viverla quotidianamente. Ad ogni scelta, ad ogni decisione presa.
Il Dalai Lama, la Cina, la questione del Tibet e i giochi olimpici
Leggo oggi la notizia che segue: monito cinese agli Usa per una medaglia del congresso al leader tibetano Dalai Lama, Pechino minaccia Bush: «Gravi conseguenze se il presidente Usa lo incontra»
Credo sia giunto il momento che il mondo si renda conto in che mani stiamo mettendo (e abbiamo messo, ormai) l'economia mondiale, con quale razza di Paese si sono stretti affari ignorando le sue continue violazioni ai più elementari diritti umani. Non contenti, gli abbiamo anche dato le Olimpiadi. A questo punto, che almeno ci si mobiliti per boicottare i giochi olimpici. Come telespettatore, nonostante il mio interesse per lo sport in generale, lo farò, e vorrei che questa mia iniziativa venisse condivisa da molti e molti altri. Forse non è molto, ma è il minimo che possiamo fare noi individui ormai ridotti a consumatori, telespettatori, audience. Reciterò per il Tibet e per il Dalai Lama, ma anche mi attiverò per quanto mi è possibile al fine di promuovere questa campagna di biocottaggio mediatico, che se ben fatto potrebbe avere delle ripercussioni su ciò che più interessa alla Cina: le entrate degli sponsor. Colpirli con le loro armi, verrebbe da dire. Forse è un'utopia pensare di arrecare un pur minimo danno al dragone cinese, ma se non ci proviamo noi buddisti, che siamo specializzati nell'impossibile...
Vi prego, se siete d'accordo con me, fate circolare il più possibile questa idea, dove potete e più che potete. Spegniamo la televisione davanti alle olimpiadi di Pechino. Turn off the tv at China's Olympic Games.
Quando il buddismo scende in piazza
E' emozionante e allo stesso tempo terribile e doloroso, lo spettacolo che da qualche giorno offrono i notiziari quando si parla delle manifestazioni dei monaci buddisti in Birmania. Emozionante perché si vede concretamente come la determinazione, la fede e l'azione di alcuni uomini siano poi stati in grado di muovere folle, capi di governo e la pubblica oponione di tutto il mondo. Terribile perché la repressione del regime è la dimostrazione di quanto ottuso, cieco e crudele sia il potere fine a sé stesso, senza nemmeno lo stigma o la magra giustificazione di un'idelogia politica. Doloroso perché è l'ennesima prova che gli interessi della politica e dell'economia (vedi la strenua difesa della Cina nei confronti del regime birmano) siano al di sopra di qualsiasi principio o di parole ormai da anime belle come "diritti umani". Eppure. Eppure i monaci sfilano e sfidano il potere, pacificamente. C'è un bell'articolo sul Corriere di oggi in cui si mette in evidenza la loro forza pur non esercitando alcun tipo di violenza. La forza della fede, della determinazione. L'azione che consiste, in fondo, solo nell'esserci, di essere presenti in questo momento e per determinati motivi. Al contrario di tante manifestazioni nostrane fatte di slogan urlati a squarciagola, di bandiere al vento e di macchine e vetrine fracassate, questi monaci ci insegnano che la più efficace prova di forza che possiamo dare è esserci. Essere lì, nel momento in cui dobbiamo esserci. Concetto troppo distante per noi occidentali, malati d'assenza e di distrazione.
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